Nell'archivio un tesoro da salvare

Il Resto del Carlino

01/10/2009,

In quegli scritti la storia di Rimini.

C'è un tesoro in Piazzetta San Bernardino da riscoprire e valorizzare.

E'il luogo della memoria, là dove si conserva la storia. All'Archivio di Stato finiscono tutti i documenti e gli atti del territorio riminese. Molto di questi materiali, però, oggi rischia di andare perduto. Il tempo e l'usura hanno rovinato alcuni prontuari catastali che ora sembrano sbriciolarsi al solo contatto. Il direttore dell'archivio Gianluca Braschi lancia l'allarme < servono assolutamente fondi per il restauro>.

NELLA SEDE di Rimini, fondata nel 1999 con il distaccamento della Provincia, è conservato il materiale comunale, notarile, dell'ospedale degli Infermi, del genio civile e le collezioni. Ovvero le raccolte di documenti ad opera di eruditi locali. La punta di diamante dell'archivio, però, sono le 5 mila pergamene diplomatiche raccolte dal 1014 al 1670. Alcune, le più belle, conservano ancora i sigilli e sono preziose dal punto di vista iconografico per le miniature e i disegni. In piazzetta San Bernardino vengono gli storici, gli studenti ma anche i geometri e tanti cittadini curiosi. Consultare le carte, infatti, può essere utile per tornare alle origini della propria famiglia, per ottenere informazioni su edifici e opere pubbliche, o ancora sulle istituzioni. < Riceviamo molte telefonate da sudamericani che i chiedono di effettuare ricerche sui loro cognomi - spiega il direttore Brashi- a loro è utile per scoprire parentele che poi gli permetterebbero di ottenere più facilmente la cittadinanza. Nella maggior parte dei casi, però, possiamo fare poco per aiutarli, perche ci danno indicazioni troppo vaghe>.

Molto storici, nell'edificio di Piazzetta San Bernardino, trascorrono intere giornate nel tentativo di approfondire e ridisegnare la storia locale. Ogni giorno, poi, qualche geometra su commissione vi si reca per accertare la dimensioni di un immobile. nella speranza, probabilmente, di dimostrare la propirietà di un edificio e poter poi procedere di conseguenza.

<< IN QUESTO momento-spiega Braschi abbiamo due grandi priorità. La prima è trovare fondi per finanziare il restauro del catasto. Abbiamo già chiesto un preventivo ma mancano i soldi>>. Mettere mano ai 10 manuali del catasto fabbricati costa fino a 35 mila euro. Una cifra consistente ma necessaria. Una volta persi i documenti, infatti, non sarà più possibile risalire alle caratteristiche originarie di molti edifici del centro di Rimini. Non si potrà più accertarne, quindi, la grandezza originaria, la metratura, i passaggi di proprietà. << Dobbiamo, inoltre, assolutamente riordinare l'archivio post-unitario, quello che va dal 1860 in avanti-continua il direttore- speriamo nell'intervento del Comune o eventualmente di qualche fondazione. Questo materiale, infatti, è il più consistente è deperibile perchè costituito sopratutto da documenti di carta. Le pergamene, invece, anche se sono più antiche sono più resistenti, proprio per le qualità del materiale>>.

NONOSTANTE la mancanza di fondi, l'Archivio di Rimini si distigue in quanto alla sperimentazione di tecnologie innovative. Il personale sta già provvedendo alla digitalizzazione delle pergamene. L'obiettivo è averle al più presto tutte online, corredate di descrizione. A breve inoltre saranno consultabili sul sito dell'archivio e su quello della provincia anche le preziosissime mappe del catasto Calindri, ovvero le cartine del territorio locale. L'archivio in Piazzetta San Bernrdino è stato, inoltre, tra i primi in Italia ad aderire al progetto nazionale Portale della storia degli italiani, finalizzato a mettere in rete tutti i materiali anagrafici. << A questo scopo vorremo riuscire a digitalizzare lo stato civile di tutti i cittadini di Rimini - afferma Braschi - un grosso filone di ricerche, infatti, sono finalizzate alle ricostruzione dell'albero genealogico>>.

INTANTO, il 3 ottobre sarà inaugurata la mostra documentaria L'antico Archivio del Comune di Rimini e dei Malatesta a cura di Angelo Turchini, professore ordinario di Archivistica dell'Università di Bologna. Un lavoro che ha permesso di ricostruire la vita e il percorso delle preziose carte, oggi conservate con tanta cura. << Con questa iniziativa- spiega il direttore Braschi- vogliamo favorire l'incontro tra i cittadini e l'archivio. Aspetti fondamentali della mostra, infatti, sono quelli didattici e divulgativi. Anche grazie all'utilizzo di strumenti multimediali, vogliamo rendere amichevole le consultazione di documenti antichi>>.

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